19 ottobre 2014 0 Comments

Guardiani della Galassia (Guardians of the Galaxy, Usa, 2014) di James Gunn

Assortimento di personaggi e stili per un’avventura spaziale.guardiani della galassia

Guardiani della Galassia è il nuovo film dei Marvel Studios, per la regia di James Gunn, presentato il 21 ottobre in anteprima nazionale fuori concorso ad Alice nella Città, la sezione autonoma e parallela del Festival Internazionale del Film di Roma, e nelle sale italiane dal 22 ottobre, anche in 3D. Lo Studio creatore di The Avengers, Iron Man, Thor e Capitan America torna con Guardiani della Galassia. Nel film tratto dal fumetto di Arnold Drake e Gene Colan, uscito nel 1969, si vede una squadra di eroi del XXXI secolo in cui ciascun membro della squadra è l’ultimo esponente della sua specie. Questi saranno coinvolti in un’avventura spaziale in cui l’esploratore Peter Quill, interpretato da Chris Pratt, è inseguito da cacciatori di taglie per aver rubato una sfera ambita da Ronan e si deve alleare, per diverse motivazioni, con personaggi singolari: Rocket, un procione armato, Groot, un uomanoide dall’aspetto di un albero che sa solo dire il suo nome, la guerriera Gamora, sensuale e pericolosa costretta a diventare un’assassina dopo che le è stata sterminata la famiglia, così in un certo senso anche Drax il distruttore, assetato di vendetta. Ognuno ha una motivazione diversa, anche se la vera sfida sarà farle convergere per il bene comune del Cosmo, quando si scoprirà la pericolosità della sfera.

Zoe Saldana, già in Into Darkness – Star Trek e Avatar, è Gamora, Dave Bautista è Drax il distruttore, Vin Diesel nella versione originale è la voce di Groot, così come Bradley Cooper è quella di Rocket. Lee Pace è Ronan l’accusatore, Benicio del Toro ha una buona scena come Collezionista di oggetti, pianti e animali della Galassia, senza dimenticare il contributo di Glenn Close nel ruolo di Nova Prime, responsabile di operazioni militari. Nel cast ci sono anche Michael Rooker, Karen Gillan, Djimon Hounsou e John C. Reilly.

I personaggi sono ben costruiti e assortiti. A questo corrisponde una riuscita comunione di stili del film. Nell’avventura nello Spazio c’è un umorismo piacevole, per esempio quando si irridono le azioni truffaldine e la procacità di maschio terrestre di Peter Quill; al tempo stesso la parte sentimentale affiora nei momenti giusti a partire dall’inizio della storia, con il dramma che affiora dall’infanzia di Peter, o lo sfogo del procione Rocket, frustrato per essere un esperimento scientifico, senza averlo voluto. Groot ha una componente vegetale e sa pronunciare solo una frase ma riesce ad esprimere sempre lo stato d’animo giusto e a comunicare col resto del gruppo. Un gruppo assortito e riuscito di personaggi che può ricordare quello di Star Wars, compreso l’essere quasi non parlante, lì Chewbacca qui l’arboreo Groot che riesce a essere espressivo, dimostrare sentimenti e rendersi capace di provvidenziali sorprese utili alla missione.

In Guardiani della Galassia funziona inoltre la resa visiva, soprattutto in scene come il salvataggio di Gamora o i miracoli della natura operati misteriosamente da Groot, in una scena di straordinario impatto, visivamente distante dal contesto futuristico del film, e ancor più bella poiché dà un’inaspettata svolta risolutiva a uno dei tanti pericoli che incontrano i personaggi.

Delicato, anche se a tratti nostalgico, è l’inquadramento della storia del protagonista in una cornice vintage, poiché sin da bambino Peter è affezionato a un walkman con le cuffie a cassette. Un oggetto che ricorre nel film in delizioso contrasto con la tecnologia esibita dal genere. Inoltre è grazie a questo oggetto che il protagonista terrestre Peter porta musica e voglia di divertirsi in una storia altrimenti sempre seria e con personaggi chiusi nelle loro questioni, lasciando un messaggio tra le righe: ci sono cose che si fanno per piacere e non sempre per un’utilità precisa. Musicare certe sequenze diventa un artificio utile per alcune sequenze, in un divertente e originale contrasto per sdrammatizzare il genere e renderlo più sfaccettato e interessante non solo per i cultori.

Guardiani della Galassia coniuga il filone fumettistico e l’avventura spaziale in bilico tra fantasy e fantascienza per un buon film da seguire fino alla piccola sorpresa dopo i titoli di coda.

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29 luglio 2014 0 Comments

APES REVOLUTION  Il pianeta delle scimmie  

Il pianeta delle scimmie si organizza, con Andy Serkis come leaderPlanet of the apes

di Andrea Di Cosmo

 Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie, il film diretto da Matt Reeves e interpretato da Andy SERKISJason CLARKE, Gary Oldman, Keri RUSSELL, esce in Italia il 30 luglio.

Si riprende la vicenda che aveva inaugurato il prologo della saga storica de Il pianeta delle Scimmie:  Rise of the Planet of the Apes – L’Alba del Pianeta delle Scimmie, del 2011, dove l’interpretazione del protagonista Andy Serkis, nel ruolo di Cesare, la scimmia modificata geneticamente con intelligenza superiore, e gli innovativi effetti visivi della Weta Digital, avevano convinto mostrando le scimmie fuggite dalla prigionia della città e liberatesi dai loro aguzzini umani. Esse si erano diffuse in tutto il mondo grazie a Cesare, il loro leader, che le ha condotte nella foresta appena fuori San Francisco, dove lui stesso, giovane scimpanzé era stato portato dal suo amico umano Will, lo scienziato interpretato da James Franco.

Ora le scimmie geneticamente evolute si sono costruite un villaggio nella foresta ma un gruppo di umani sopravvissuti al devastante virus diffuso dieci anni prima li ha trovati e la loro sicurezza è compromessa. Raggiunta una fragile pace, essa sarà molto breve, ed entrambe le parti si troveranno sul’orlo di una guerra che deciderà quale sarà la specie dominante sulla Terra.

Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie rientra nel genere di film “apocalittico”, come lo definisce il regista Matt Reeves, all’indomani della quasi totale autodistruzione del genere umano, a causa di un virus creato in laboratorio. C’è anche un aspetto “epico e intimo” dove convivono adrenaliniche  scene di massa insieme all’umanità dei sentimenti, sia negli umani sopravvissuti che nelle evolutissime scimmie, in alcuni momenti privati.

Interessante è che entrambe le specie abbiano gli stessi desideri e gli stessi sentimenti. I buoni e cattivi sono in entrambi gli schieramenti, anzi ognuno ha le sue giuste ragioni, al di là di una semplice e manichea divisione tra il bene e il male. Per esempio Koba, la scimmia che ha sempre vissuto in gabbia e nei laboratori di esperimenti, non può riuscire ad avere fiducia verso l’umanità e sarà naturale che impazzisca contro di essa come un kamikaze a cavallo, all’attacco.

Interessante anche che il film non sia solo il racconto di passaggio della guerra tra umani e scimmie, ma anche quello della dinamica sulla minaccia, lo spettro della guerra, e i tentativi per evitarla, dove è facile vedere la somiglianza con conflitti etnici della cronaca attuale internazionale.

Attori e tecnologia regalano convincenti caratteri anche tra le scimmie, tra cui, ovviamente, Andy Serkis, che dà espressione e movimento a Cesare  al capo dei primati.  Bello anche che il film sia quasi interamente girato ‘on location’ nei boschi nei dintorni di Vancouver, in Canada, quindi con poco greenscreen, e molta natura vera, fatto non frequente per un film realizzato in 3D.

Questa seconda parte del prologo a Il Pianeta delle Scimmie è affascinante perché vediamo queste scimmie prima ribelli costituirsi come società primitiva, così come fecero i primi uomini dell’antichità, e usano il linguaggio dei segni, quello che Cesare aveva imparato dall’ex padrone, e fino ad articolare rudimenti della parola e le prime frasi.

Ben descritte le lotte di potere dove si somigliano decisamente l’aspetto animale e quello umano dei complotti per l’eliminazione fisica dell’avversari.
Qui prevale l’azione rispetto all’aspetto filosofico del primo film ma non può essere altrimenti poiché si deve raccontare come si costituisce il Pianeta delle scimmie mentre i superstiti degli umani cercano sopravvivere.

Molto ben tratteggiato il bilico della fiducia tra umani e scimmie che cercano un dialogo tra loro. I momenti di distensione di una situazione dove si prova ad evitare la guerra, dove affiora Il sentimento, in parentesi efficaci gestite dai personaggi più giovani. Questi sono il neonato figlio scimmia di Cesare, che si mette a giocare senza distinguere uomini e scimmie, e il figlio adolescente umano di Malcolm, l’architetto interpretato da Jason Clarke, quando insegna a leggere ad un Orango.

Ricerca di collaborazione e sopravvivenza si alternano efficacemente a quelli di lotta o dove Cesare rivede la sua infanzia, nella casa dove è cresciuto. Cesare ha la caratterizzazione del monarca illuminato che vive e dirige la sua specie ma al tempo stesso cerca il dialogo con gli umani, la specie con cui ha vissuto e da cui deriva la sua intelligenza superiore.

Se si pensa che le scimmie sono tutte ricreate digitalmente, con la “performance capture”, l’impatto estetico ed emotivo del film è enorme, nonostante il 3D non sia particolarmente evidente. Anche le lunghe sequenze di lotte e di acrobatici inseguimenti sono coinvolgenti e sostenute. La fotografia è efficace, soprattutto l’illuminazione da tramonto totale delle scene di battaglia e la differenza tra l’illuminazione delle fiaccole e i piccoli focolai di luce elettrica che gli umani cercano di ripristinare, dopo il deterioramento decennale dei loro impianti.

Anche questo film, come il precedente ricrea il profilo antropologico e apocalittico della specie più vicina all’uomo che ne prende il sopravvento, e analizza lo sfruttamento antropico dal punto di vista dove l’umano lo subisce. Portando avanti in modo degno la saga per ricongiungersi, in attesa del prossimo capitolo, al capostipite del 1968.

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14 maggio 2014 0 Comments

Godzilla (Usa, 2014) di Gareth Edwards

di Andrea Di Cosmo

La dignità del mostro che ritorna 60 anni dopo, con mestiere.godzilla

Il classico del cinema: Godzilla, ha sessant’anni. Nel 1954, in Giappone, usciva il primo film, in un Paese che doveva ancora smaltire il mostro della fine della seconda guerra mondiale, e degli episodi atomici di Hiroshima e Nagasaki. Il classico ritorna con il nuovo film della Warner Bros Pictures e Legendary Pictures, in sala dal 15 maggio 2013, dal regista di “Monsters”: Gareth Edwards. Il cast è composto da: Aaron Taylor-Johnson (“Kick-Ass”), Ken Watanabe (“L’ultimo samurai”, “Inception”), Elizabeth Olsen (“Martha Marcy May Marlene”), Juliette Binoche (“Il paziente inglese”, “Cosmopolis”), Sally Hawkins (“Blue Jasmine”), David Strathairn (“Good Night, and Good Luck.”, “The Bourne Legacy”) Bryan Cranston (“Argo”, “Breaking Bad” per la TV).

Questa storia inizia da un incidente di origine radioattive, nelle Filippine, che vede coinvolti Joe e Sandra Brody e porterà il figlio Ford a dover indagare su un episodio dalle stesse dinamiche, avvenuto anni dopo. Le ipotesi vanno oltre l’immaginabile quando si parla di grossi animali preistorici che si nutrono di energia radioattiva e, dopo aver vissuto negli abissi del pianeta, potrebbero tornare.

Film di azione che si muove sulla filosofia del ristabilire l’equilibrio perduto dall’uomo che si riassume nella frase: “L’arroganza dell’uomo è pensare di avere la natura sotto il proprio controllo e non l’esatto contrario”. Godzilla è il concetto di risultato e insieme possibile soluzione dei disastri provocati dall’umanità all’equilibrio naturale del pianeta.

Il film si assume il compito di rievocare la memoria del classico e insieme attualizzarlo. Lo fa a partire dai titoli di testa, che mostrano carte con i mostri marini della mitologia passando per pseudo filmati d’epoca del mostro, fino a oggi.

Qualche minuto in meno avrebbe giovato a un racconto, per vari versi, prevedibile ma, al tempo stesso, l’indugio sui dettagli d’inquadratura fa emergere il mestiere della regia come pure la cura della fotografia e degli effetti speciali. Il 3D è di livello medio, dà una certa profondità ma non effetti spettacolari evidenti bensì con una funzionalità non invasiva all’iconicità del film.

C’è l’abilità di regia nelle inquadrature studiate per un racconto filmico curato. I campi e controcampi gestiscono bene la tensione così come i passaggi continui dalle soggettive, per esempio, di personaggi di fronte al pericolo inaspettato, a campi freneticamente ma efficacemente medi o lunghi.

Si nota una differenza tra la bellezza toccante della prima parte, anche narrativamente parlando, dove i genitori di Ford aprono la storia al figlio; il quale è protagonista della seconda parte, insieme ai mostri minacciosi. Da lì in poi però il mordente va a calare fino all’epilogo. In particolare i genitori hanno compiuto delle ricerche di cui al figlio, all’epoca non interessato ad ascoltarli, resta un’eredità incerta. Il figlio, protagonista della seconda parte del film compie delle azioni di salvataggio ma sembra più uno spettatore di quel che succede, mentre la vera azione è quella tra i mostri.

I protagonisti umani e sovra-animali si incontrano in scena con un efficace gioco di sguardi muti. Espediente che fornisce relativo realismo alla vicenda e lascia l’umano e l’animale ognuno al suo posto nella vicenda.

La difficoltà in questi casi è sempre il confronto. Il film originale aveva una suspense seria che oggi si nota ancora anche a causa della mitologia che nel frattempo questo titolo ha conseguito. Il film di Edwards è comunque serio, nel senso di sobrio e rispettoso, dove i mostri hanno belle scene, completi di ingressi e uscite ben sottolineati dalla camera.
Godzilla è un mostro mitico che qui esce con dignità. La sua costruzione riesce a renderlo espressivo nella mimica e sembra esprimere il concetto di essere stato richiamato, dagli abissi e dal suo glorioso passato cinematografico, a ripristinare l’ordine per sparire ancora e tornare, chissà, in un’altra avventura.

Scopri il film sul sito Warner Bros:
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21 marzo 2014 0 Comments

Captain America: The Winter Soldier

di Andrea Di Cosmocaptain america

Captain America, il supereroe nato dalla popolare serie di fumetti Marvel, pubblicata per la prima volta nel 1941, torna sul grande schermo protagonista del nuovo Captain America: The Winter Soldier. Diretto dai registi premiati con l’Emmy Award, i fratelli Anthony e Joe Russo, il film è nelle sale italiane dal 26 marzo, anche in 3D.

In questo nuovo capitolo della saga Chris Evans veste i panni del Capitano Steve Rogers, alias Captain America, in quello che il produttore Kevin Feige definisce “un thriller politico sullo stile degli anni ’70, una storia di supereroi più realistica e più contemporanea”.

Completano il cast Scarlett Johansson (The AvengersIron Man 2) nel ruolo di Vedova Nera, Sebastian Stan (Captain America – Il primo vendicatore, Il cigno nero), Anthony Mackie (The Hurt Locker, Million Dollar Baby), il premio Oscar Anthony Mackie  (All Is Lost: Tutto è perduto, La regola del silenzio – The Company You Keep) e Samuel L. Jackson (The AvengersIron Man 2).

Dopo i catastrofici eventi di New York accaduti in The Avengers (qui: l’articolo), Steve Rogers, alias Captain America, vive tranquillamente la sua vita a Washington D.C., nel tentativo di adattarsi al mondo moderno. Ma quando un collega dello S.H.I.E.L.D. viene attaccato, Steve viene coinvolto in una rete di intrighi che minacciano di mettere a rischio le sorti del mondo. Unendo le forze con Natasha Romanoff, alias Vedova Nera, Captain America lotta per smascherare una cospirazione in continua espansione respingendo killer professionisti inviati continuamente per chiudergli la bocca per sempre. Quando il reale obiettivo del perfido complotto viene rivelato, Captain America e Vedova Nera reclutano un nuovo alleato,  Falcon. Ma presto si troveranno ad affrontare un formidabile nemico inaspettato: il Soldato d’Inverno.

Captain America continua nell’ambizioso compito di dar nuova a vita a uno degli eroi più “rigidi”, così tutto d’un pezzo nella rappresentazione, anche retorica, dei valori americani. Questo nuovo capitolo obbedisce quindi alle regole di film tratto da un fumetto con buona dose di azione e ideali ma spariglia le carte con un’abile confusione delle forze in campo, senza attuare una rigida divisione tra bene e male, buoni e cattivi. Coloro i quali sembravano amici hanno dei segreti. Lo stesso Captain America è costretto a compiere sacrifici contro la sua etica. Diventa difficile fidarsi di qualcuno e questo aggrava il latente senso di solitudine di Captain America e Vedova Nera, personaggi di un’altra epoca che hanno via via perso molti amici e cari.

Questo aspetto, dove ogni personaggio potrebbe non essere quel che sembra, solleva narrazione e azione da uno schema prevedibile e lo movimenta, soprattutto alla luce del sottotesto storico alla trama in cui si muovono i personaggi: la guerra fredda che vide Usa e Urss spartirsi il potere di controllo sull’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale; scenari che si ripercuotono decenni dopo quando Captain America, giovane di allora, congelato e scongelato poi ai giorni nostri, si ritrova a riprendere problemi e intrighi mai finiti, evoluti e con nuovi contendenti in campo, che coinvolgono anche il Governo ufficiale.

In un film che sembrerebbe soprattutto di azione, su uno scenario fantastico e fumettistico, aleggia la riflessione sulla questione della libertà e sicurezza delle nazioni, dove uno Stato può arrogarsi il diritto di decidere per salvare se stesso e sacrificando gli altri. Facendo parallelismi con la realtà, pensiamo a un’America che fa discutere e rende ambigua la giustizia dei valori, per i quali lotta proprio un eroe che si chiama: Captain America.

Gli attori sono tutti in parte e Robert Redford è un capo che discretamente fa la sua parte, ricordando la sua serie di ruoli in spy stories.

Gli elementi riflessivi ed emotivi dei personaggi si equilibrano con gli aspetti tecnici: il montaggio frenetico delle mirabolanti sequenze d’azione e la fotografia, per cui non è comunque necessario il 3D, aiutano a confezionare un prodotto d’impatto che lascia un gancio col prossimo episodio.

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27 giugno 2013 0 Comments

World War Z (Usa 2013) di Marc Forster.

Catastrofismo con gli zombie: buon intrattenimento. world war z

In un giorno come tanti altri, Gerry Lane, un ex -impiegato delle Nazioni Unite,  interpretato da Brad Pitt, e la sua famiglia si trovano in auto bloccati nel traffico metropolitano. Improvvisamente scoppia il caos perché orde di persone si avventano ferocemente tra di loro, il movente è molto semplice: sembra esserci un virus che fa diventare gli uomini zombie e si trasmette attraverso i morsi di questi ad altri uomini che diventano zombie a loro volta.

La crudezza iniziale immerge già in un’atmosfera apocalittica in cui una famiglia si trova a fronteggiare il disastro globale dove chi si ferma è perduto. Ognuno può essere un nemico, le istituzioni sono sovvertite

Il tema apocalittico insieme a quello degli zombie è nel complesso ben condotto. Il film si segue e tiene mostrando la desolazione dell’uomo che perde tutto, con un ruolo anche per l’italiano Pierfrancesco Favino. C’è una riflessione sull’ uomo che vuole dedicarsi alla famiglia, Jerry Lane, che è chiamato però a combattere, la sua famiglia in cambio sarà protetta in una nave sicura ma in ogni momento se lui fallisce o cade la sua famiglia può  essere trasferita dalla zona sicura e quindi tornare a essere vulnerabile. Si affronta un discorso per cui non c’è posto per chi non è indispensabile. Un concetto di sopravvivenza e anche sociale.
Qua e là affiorano altri spunti come i discorsi sulla natura matrigna, che può annientare in ogni momento l’umanità.

C’è il tentativo di isolamento dello Stato di Israele che si costruisce un muro intorno per ripararsi dagli zombie in agguato. Un’operazione per creare una zona protetta, uno Stato eletto verrebbe da dire, fuori dai mali del Mondo. In ossequi al catastrofismo di questo tipo di film anche questa barriera sarà fallimentare. Una parte che sembra un po’ troppo legata all’attualità reale della questione israeliano e che qui può sembrare tra il pretestuoso e il fuori luogo ma se si pensa all’economia del film può rientrare nei canoni di trasfigurazione fantastorica e apocalittica del pianeta invaso dal pericolo dove eventi reali sono raccontati nello scenario di invasione zombie.
Nonostante il grande spettacolo e qualche riflessione sul senso delle cose e i ruoli delle persone e delle società in situazioni d’emergenza, si deve notare che il perno del film è la fuga dai morsi degli zombie che possono facilmente contagiare e sconvolgere l’intero pianeta, ora la tensione tiene l’impianto narrativo appare però ingenuo anche se il tutto si segue comunque con coinvolgimento.

Andrea Di Cosmo

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